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  1. 3 giugno 1558. Alba. Marina del Porto di Sorrento - Marina Grande

    Superato il capo di Santa Fortunata (attuale Punta del Capo), le venti galee turche, al comando del kapudan paşa, Piyale Paşa, non avvistate da alcuno, gettano le ancore davanti alla marina del Porto (Marina Grande) e iniziano lo sbarco sulla spiaggia, saccheggiando il villaggio dei pescatori e stuprando le donne.

  2. 13 giugno 1558. Alba. Marina del Porto di Sorrento - Marina Grande

    Kostas, maestro d’armi di Marino Correale, spia ottomana, apre la porta della marina ai soldati turchi, al comando di Hashim, luogotenente dell’ammiraglio. Decine di rinnegati cristiani e di giannizzeri, armati fino ai denti, penetrano indisturbati nella città.

  3. 13 giugno 1558. Primo mattino. Monastero e Chiesa di San Giorgio (attuale promontorio di Villa Tritone)

    Superata l’erta senza alcun contrasto, nè avvertenza da parte dei sorrentini, Hashim suddivide gli uomini in tre squadre, per bloccare le altre tre porte della città e chiudere le possibili vie di fuga (la porta del Castello, la porta della collina e la porta occidentale, verso Massa Lubrense). Inizia il saccheggio del monastero femminile di San Giorgio e della chiesa annessa. Le suore anziane vengono trucidate e le giovani novizie ammassate nella chiesa, come ostaggi da trascinare sulle galee. Il tesoro di San Giorgio viene prelevato come bottino.

  4. 13 giugno 1558. Mattino. Monastero e Chiesa di San Paolo (attuale compendio di San Paolo)

    Inizia la cattura delle suore benedettine del monastero di San Paolo, sorprese in preghiera nella chiesa, le quali vengono trascinate via, con la violenza, a partire dalla madre badessa, Vittoria Donnorso. Martirio di suor Silvina. L’effetto sorpresa cessa e l’urlo disperato dei sorrentini: “I turchi, i turchi!” si rincorre per tutte le strade di Sorrento. Segue il saccheggio del monastero femminile di San Giovanni Boccadoro, delle case dei Mastrogiudice e dei Vulcano, del convento dei Frati Minori di San Francesco, dei monasteri femminili della Trinità e di Santo Spirito, delle case dei Marziale, degli Anfora e dei Dominimarte.

  5. 13 giugno 1558. Tardo mattino. Chiesa di Sant\'Antonino (attuale Basilica del Santo Patrono)

    Hashim ordina lo sfondamento della porta della chiesa del Santo Patrono, dove si sono rifugiati alcuni giovani sorrentini in armi, i quali tentano una disperata quanto inutile difesa. Il tempio viene profanato, la statua del santo scaraventata a terra e rubata la campana del tempio. Tutti i palazzi vengono saccheggiati, tranne il Palazzo dei Correale.

  6. 13 giugno 1558. Mezzogiorno. Piazza del Castello (attuale Piazza Tasso)

    Nello spazio antistante la porta principale della città, davanti al Castello aragonese, il governatore spagnolo, Cristofaro de Villareale, riesce a raccogliere alcuni patrizi sorrentini e pochi cittadini coraggiosi, male armati, per tentare la resistenza e coprire la fuga dei sorrentini verso il Piano. I soldati turchi, sopraggiunti al comando di Hashim, annientano i resistenti. Gli scampati trovano rifugio in una torre non lontana, fuori le mura

  7. 13 giugno 1558. Due ore dal mezzodì. Villa fortificata di Giovanni Andrea Romano - incorporata nell\'attuale Hôtel Michelangelo

    Centinaia di sorrentini trovano rifugio nella villa fortificata di Giovanni Andrea Romano. Hashim non riesce ad espugnare la piccola fortezza e ordina di incendiarla, quando viene richiamato al centro di Sorrento per il sopraggiungere in città del kapudan, Dragut Alì.

  8. 13 giugno 1558. Pomeriggio. Palazzo Arcivescovile e Cattedrale (attuali edifici ricostruiti)

    Il vecchio Dragut Alì solleva Hashim dal comando del saccheggio e gli ordina di organizzare il trasferimento degli ostaggi e del bottino sulle galee alla fonda, davanti alla marina del Porto (Marina Grande). Il feroce Dragut Alì completa il sacco di Sorrento, ordinando l’incendio degli edifici, a partire dal Palazzo Arcivescovile e dalla Cattedrale.

  9. 13 giugno 1558. Tardo pomeriggio. Piazza del Castello (attuale Piazza Tasso)

    Il sigillo dell’apocalisse della gente sorrentina, in quel tragico 13 giugno 1558, viene apposto da Dragut Alì, personalmente, nello spiazzo antistante al Castello, con la decapitazione di duecento anziani.

  10. 13 giugno 1558. Tramonto. Marina del Porto (Marina Grande)

    Lunghe file di prigionieri, ricurvi e ansimanti, sotto il peso dei loro beni più preziosi, diventati bottino degli invasori, come un dolente calvario, nella penombra della sera vengono imbarcati sulle galee alla fonda, alle quali si sono aggiunte quelle provenienti dalla Marina del Cantone.

  11. 13 giugno 1558. Sera. Capo di Santa Fortunata (attuale Punta del Capo)

    La flotta degli invasori lascia le acque di Sorrento e, superato il promontorio di Santa Fortunata, si dirige verso il promontorio della Minerva e, poi, verso l’isola di Procida. Piyale Paşa contempla, compiaciuto, dal ponte dell’ammiraglia, la città espugnata, che brucia tra guizzi di fiamme, sotto una luna rosseggiante: “La nostra missione è stata adempiuta!”.